|
Blera |
|
![]() |
Un "paese-fortezza", su una rupe tufacea definita da due orridi sui torrenti Biedano e Rio Canale che si incontrano sotto un ponte di impianto etrusco-romano, ancora robusto, malgrado i suoi duemila anni, a due passi da sepolcreti di incredibile suggestione. La storia di Blera viene infatti da lontano, probabilmente dall’VIII sec. a.C., quando fecero tutt’uno i villaggi dei dintorni, già sul posto dall’età del Ferro.Il periodo di maggiore espansione è con gli etruschi; fu una delle più importanti città dell’Etruria meridionale, legata alle sorti commerciali e culturali delle matriarche Tarquinia e Cerveteri. Fanno testo le vaste necropoli che circondano l’attuale abitato; Terrone, Casetta, Fetrolo, Pian del Vescovo ed altre, che si dispongono, ben ordinate, lungo la rupe delle vallate. In epoca repubblicana e imperiale (fu municipio romano), venne dato grande impulso alla viabilità, e quindi all’economia agricola della zona, con la sistemazione dell’antica via Clodia (III sec.) sulle tracce e i tratturi di precedenti sentieri etruschi. La consolare attraversava il territorio a fondo valle e, lungo il percorso, si notano ancora resti di antiche ville rustiche, colonne, murature, opere idrauliche e, soprattutto di due ponti (Diavolo e Rocca) del II-I secolo a.C. Poi il declino dei barbari, l’abbandono dei villaggi e il riuso dei sepolcreti come case rupestri e ricovero degli animali. L’abitato dell’alto Medioevo si riorganizza in posizioni più arretrate rispetto ai precedenti insediamenti. Di nuovo un periodo di relativo benessere dovuto sempre alla Clodia (ancora più scorrevole) come via di scambi commerciali con il nord e la Toscana. Nel 742 Liutprando dona la città a Papa Zaccaria, quale prima dote, insieme a Sutri, del Patrimonio di San Pietro in Tuscia. Nel 772 Blera subisce l’assedio di Desiderio, ultimo re dei Longobardi, e due anni dopo viene restituita alla Chiesa da Carlo Magno. Dal Duecento al Quattrocento appartenne ai feudi dei Di Vico. Nel 1247 di nuovo distruzioni, questa volta per colpa dei mercenari di Federico Il. Ritornata alla Santa Sede, venne ceduta nel 1516 agli Anguillara, per ritornare ancora, dopo il 1572, alla Camera Apostolica sotto il pontificato di Gregorio XIII. In questo lungo alternarsi di pace e di lotte, Blera ebbe il privilegio di essere stata la prima diocesi della Tuscia Romana (dal 457 al 1093) con la presenza di 16 vescovi: il più amato e festeggiato è San Vivenzio, patrono del paese. |
|
|
|
|
Le Necropoli Rupestri |
|
Stupisce a Blera l’assetto delle vaste necropoli che circondano il centro abitato. Notevoli quelle riunite nella zona di Pian dei Vescovo, oltre la porta Marina, che si arroccano sulla rupe come un alveare, alla confluenza del Rio Canale con il Biedano. Le tombe più antiche (VII-VI sec. a.C.) rasentano il ciglio del costone roccioso, mentre le più tarde (IV-III sec. a.C.) si incontrano man mano che si scende verso il corso del Biedano. La più spettacolare è la tomba della Sfinge (ritrovata nel 1932 con i resti di una sfinge) formata da due camere: quattro letti nella prima e tre nella seconda. Un altro raggruppamento di sepolcreti si trova nella valle del Rio Canale, che si raggiunge, nella parte opposta dell’abitato, da via del Suffragio. Le necropoli più spettacolari sono quelle del Terrone, della Casetta e di Grotta Penta che presenta una tomba intonacata e dipinta con una colonna centrale. Per un panorama a tutto campo del paese e dei pianori rupestri, occorrerà raggiungere il grande viadotto sul Biedano, lungo la strada per Barbarano Romano, costruito nel 1937 con una sola campata ad un’altezza di circa 60 metri. Da qui, attraverso la fontana di San Senzia (o di Santonzino), si scende al tracciato dell’antica Clodia fino al ponte del Diavolo, costruzione romana. |
|